• Il cervello può ringiovanire, ecco l'interruttore PirB

    ringiovanire il cervello

    Non vogliamo dare false illusioni, ma gli studi della Science Translational Medicine, un gruppo di ricercatori statunitensi, sono riusciti davvero a ringiovanire il cervello di alcuni animali dopo aver studiato attentamente una sorta di interruttore, definito PirB, responsabile della "plasticità". Prima di entrare nei dettagli, però, vorremmo illustrarvi cosa succede durante la crescita di un bimbo nel cervello e perché in molti casi la riabilitazione diventa difficile, laddove non sia proprio impossibile.

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    Durante l'età infantile, si formano continuamente connessioni tra i neuroni del cervello, ovviamente in base agli impulsi esterni: ecco perché è più facile apprendere una lingua, e questo non è solo un luogo comune, perché, se parlate con qualsiasi linguista o esperto del linguaggio, vi dirà che nella fase della pubertà un bimbo può apprendere anche più lingue, se vi è esposto con una certa continuità. Durante l'età infantile, poi, sviluppiamo anche la capacità motoria, quella sensoriale e formiamo quel bagaglio che ci risulterà indispensabile per tutta la vita: è proprio grazie a queste connessioni neuronali che si instaurano con facilità e con tanta frequenza se siamo in grado di fare tutto questo. Una volta passata l'infanzia, però, risulta difficile apprendere o recuperare, nel caso in cui abbiamo riportato danni al cervello.

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    Gli scienziati statunitensi hanno dimostrato che intervenendo, nel cervello dei topi, sull'interruttore PirB, si può agire sulla plasticità di queste connessioni: è stato studiato sperimentato, infatti, che con l'interruttore spento alcuni topi riuscivano a guarire da ambliopia (malattia che colpisce anche i neonati); con l'interruttore accesso, invece, no: questo a dimostrazione del fatto che l'interruttore in questione agisce sulle connessioni neuronali, rendendole stabili e quindi difficilmente modificabili.

    Zero illusioni ma grandi speranze

    Nell'uomo esistono delle molecole equivalenti al PirB sulle quali si potrebbe intervenire: il fatto è che gli scienziati non sanno ancora se, intervenendo su queste molecole, il soggetto in questione riuscirà a svolgere tutto come faceva prima (come dire, migliora da una parte e peggiora dall'altra, e, per di più, non si sa in cosa peggiora). Gli studi sono in corso e la speranza è che i risultati siano ancor più positivi: sarebbe una manna dal cielo vera e propria per gli esseri umani.

    Via | Sciencemag.org

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